Cinema e realismo
Il pubblico di Salina ha accolto con un entusiasmo straordinario la seconda edizione del SalinaDocFest, affollando la sala di proiezione del Centro Congressi di Malfa e seguendo da vicino tutti gli incontri previsti dal fitto calendario di quest'anno: conferenze e dibattiti in cui scrittori, critici e registi si confrontano sul temacentrale del festival, individuato dal titolo scelto per il concorso internazionale: "Fughe e approdi". Quest'anno è nato un gemellaggio con la "Mostra Internacional de Cinema de Sao Paulo" che - attraverso una giuria indipendente presieduta dal suo Direttore, Leon Cakoff - istituirà un premio per il miglior documentario, assegnandogli uno spazio all'interno del festival brasiliano, nel novembre 2008. Il Festival italiano ha risposto proponendo, ieri mattina, la proiezione di "Personal Che" di Douglas Duarte e Adriana Mariño. Ha introdotto la proiezione la regista brasiliana Beth Formaggini che, insieme a Bruno Torri, ha presentato l'autore Douglas Duarte, giunto sull'isola siciliana da Rio De Janeiro. Le tematiche sollevate nel corso del Festival sono state affrontate e approfondite in un incontro dal titolo significativo: IL NUOVO CINEMA ITALIANO: AUTORI A CONFRONTO, dedicato a una riflessione collettiva sul cinema italiano contemporaneo, coordinata da Alberto Crespi, a cui hanno aderito tutti gli autori presenti: Giovanna Taviani, Silvia Ballestra,Francesca Comencini, Francesco Munzi, Gianfranco Pannone, Simona Vinci e i registi dei doc in concorso. L'incontro, che si è tenuto al Faro di Lingua, si è aperto con la proiezione del film "Il resto della notte" di Francesco Munzi. Una scelta nata, innanzitutto, dalla volontà di stabilire una connessione fra documentario e film di finzione. Barbara Cupisti, in concorso con il suo già premiatissimo "Madri", è intervenuta esplicitamente in questo senso, ricordando che durante l'ultima Mostra delcinema a di Venezia, la giuria della sezione Orizzonti, di cui faceva parte, aveva indirizzato a Muller una mozione per rinunciare alla distinzione tra fiction e documentario, poi rifiutata dal direttore: se la mozione fosse stata accettata il film scelto come vincitore assoluto sarebbe stato proprio un documentario. Il film di Munzi, come "Il divo" di Sorrentino e "Gomorra" di Matteo Garrone, ben rappresentano una tendenza che si sta affermando fortemente nel cinema italiano di questi ultimi anni e che costituisce il cuore tematico del festival: Il ritorno alla realtà. Gli autori più interessanti del nostro cinema, infatti, sembrano distinguersi proprio per una nuova capacità di sguardo, a tratti lucido, a tratti estraniato, ma sempre intenso, sulla realtà sociale, politica e storica del nostro paese.Uno sguardo che accomuna registi di finzione e documentaristi, che sembrerebbe portare ineluttabilmente alla demolizione delle consuete barriere di genere. Vittorio Taviani, che ha seguito con passione il dibattito, protrattosi fino a notte, ha colpito e commosso tutti i presenti, rievocando il clima respirato da lui e dal fratello Paolo, quando, giovanissimi, si confrontavano con il neorealismo e ricordando le loro conversazioni con Rossellini, a proposito degli attacchi subiti dal grande regista dopo Germania Anno Zero. Romano Luperini, membro del comitato d'onore del festival, non esita a definire questo ritorno una vera e propria "invasione della realtà", leggendo nel fenomeno un effetto del mutamento di orizzonti portato da un'altra invasione, quella dei disperati che attraversano il mediterraneo, per raggiungere gli stessi porti da cui partivano i nostri padri nel secolo scorso, ppopolando le nostre periferie e le nostre campagne. A raccontare il nostro sgomento e la loro disperazione c'è, però, un nuovo tipo di intellettuale, che ha perso i riferimenti ideologici e collettivi che hanno nutrito il neoralismo del dopoguerra, fino anni '60. Un intellettuale che, in una società condizionata solo dall'audience e dal consumo, è "marginale" egli stesso, come lo sono gli oggetti del suo racconto. Marginali ed emarginati, come il giovane Edison Duraj, protagonista del film in concorso di Mario Balsmano: "Sognavo le nuvole colorate". Il ragazzo albanese, che vive in Italia da 8 anni, compirà 18 anni il 19 novembre e, con la maggiore età , scadrà il suo permesso di soggiorno. Solo con un contratto di lavoro potrà restare legalmente in quella che ormai è diventata la sua casa, finire la scuola e aiutare la sua famiglia a vivere una vita più serena. "Non voglio essere clandestino" ha scritto Edison in una lettera indirizzata al Festival " non voglio sparire come tanti volti ingoiati dal Canale d'Otranto, voglio continuare a vivere e a raccontare le mie 'nuvole colorate'. Grazie perché, seppure per poco, voi mi rendete vivo e presente. Se il cinema servisse a rendere visibili gli eserciti dei disperati forse..." Dopo aver accolto con un lungo applauso la proiezione del film e le parole di Edison, il festival ha deciso di lanciare, insieme a Telemaco s.r.l. e all'Associazione Oistros, produttori del documentario, una raccolta di firme per far restare il ragazzo in Italia. Chi vorrà aderire può visitare il sito www.sognavolenuvolecolorate.com. Dare visibilità agli invisibili: una scommessa che questo piccolo festival lancia a tutto il cinema italiano, portando in primo piano un genere narrativo che, pur raccontando le più importanti emergenze sociali del nostro paese, è condannato a una sorta di clandestinità. A Rinella, nei locali della Casa della Cultura, il comitato d'onore del festival, composto da Romano Luperini, Bruno Torri, Paolo e Vittorio Taviani, ha consegnato il Premio Dal testo allo schermo allo scrittore Vincenzo Consolo. Al termine, il pubblico ha potuto assistere allo Spettacolo "Shakespeare Re di Napoli", di Ruggero Cappuccio. Con Lello Arena e Claudio Di Palma.