Racconto di viaggio onirico tra i cinque sensi.
Cronaca emozionale di un tour impossibile


di Giusi Valent


Le pareti attorno, calde, elastiche e scivolose, aderiscono come un sudario alla forma del cranio. Un boato ritmico accompagna questa discesa verso l'ignoto, i cui sussulti e vibrazioni si propagano senza soluzione di continuità in un corpo che avverto sempre più come il mio.
Mi sento al tempo stesso risucchiata, spinta, soffocata. Il battito interno, all'inizio flebile, a poco a poco si rafforza, affermando la sua autonoma vitalità.
La posizione che assumo spontaneamente è forse l'unica possibile: un grumo di carne e ossa sulla rampa di lancio. Le spire galleggianti sfiorano il mio collo. Continuo ad avanzare nell'enorme massa pulsante che mi contiene e mi nutre.
Un odore umido primordiale impregna il mio buio. Guadagno altro terreno. Il tubo si stringe, ostruendo il mio cammino. Contrazione, rilassamento, si crea un po' di spazio, contrazione, rilassamento, scivolo tra le pareti palpitanti... Il cappio si riduce, mi abbraccia. Muovo dapprima la testa, poi le spalle. Alla fine riesco a divincolarmi. Scendo ancora, sempre più giù.
All'improvviso tutto accelera: i bagliori si fanno più frequenti, i suoni via via più distinti, vicini, immediati. Finché il primo grido squarcia l'assordante silenzio che per nove mesi mi ha circondato.

La buccia è liscia, fresca. Un piccolo globo verde chiaro, da cui la pressione dei miei denti di bambina fa sgorgare un liquido zuccherino.

La luce sopra di me è azzurra, liquida. Ho gli occhi che bruciano. La risalita è troppo lenta, i miei polmoni stanno scoppiando. Avrei voluto, avrei potuto, vorrei... Poi il mare entra in me, e in un attimo mi dissolvo nel tutto.