25 Set - Autori a confronto - terzo giorno

di Silvia Jop - Foto di Alessandra Ziparo

L'ultima giornata dedicata all'incontro con gli autori si è svolta alla sala congressi di Malfa. Diego Costa Amarante, Carlo Lo Giudice e Paola Sangiovanni hanno incontrato il pubblico del festival.
En enero, quizas, Padre nostro e Ragazze la vita trema dallo schermo agli autori, sono diventati motivo di dibattito.



A partire dalle prime battute del confronto affidate al giovane regista portoghese si è messo in rilievo il rapporto tra particolare e generale, tra Storia e storia di vita: "Si parla sempre di comunità" spiega il regista di En enero, quizas, "poi però è un esperienza umana quella che si consuma nel corso di un'esistenza umana. È quindi meglio partire da una storia personale che sia al tempo stesso universale perché sia comprensibile a tutti per riuscire a dire anche dell'altro". Il documentario di Amarante infatti racconta la storia di Dan, un rumeno senza casa che, in seguito all'annessione della Romania nell'Unione Europea nel 2007, parte per la Spagna alla ricerca di un lavoro. A complicare la ricerca di Dan è la moratoria emanata dal governo spagnolo per cui per due anni la possibilità per i cittadini rumeni di trovare lavoro è limitata in modo significativo. Diego Costa Amarante ha seguito Dan per le strade di Barcellona mentre dormiva sui cartoni stesi sul pavimento della metro, mentre cercava nel pensiero di Dio la giustificazione alla condizione di vita a cui era costretto, mentre si radeva la barba allo specchio di un bagno pubblico prima di andare ad un colloquio di lavoro. "Si è creato un rapporto molto intenso tra il protagonista e la macchina da presa e di conseguenza tra lui e me." Si è quindi rivelato l'aspetto soggettivo-partecipativo che investe non solo i protagonisti dei documentari che vediamo ma anche i registi delle stesse storie. La realtà chiede di essere raccontata e nel tempo della strutturazione di una narrazione che aderisce alla realtà, i soggetti in gioco finiscono per legarsi e stabilire una relazione implicita.



È stato così anche per Carlo Lo Giudice che con Padre nostro ha raccontato il rapporto di un padre e un figlio che, schiacciati dall'assenza incolmabile della moglie-madre, hanno dato vita a un legame simbiotico che li lega e all'interno del quale il corpo gioca un ruolo centrale. Salvatore ha cinquantanni e non può dormire senza Vannino, padre novantenne. Ogni giorno della loro vita si tesse tra le maglie di questo amore fisico, che nonstante ci stranisca, arriva con un'incontenibile delicatezza. "E' il rapporto tra i due che per me è centrale. La difficoltà più grande che ho incontrato è stata evitare le domande ovvie che scaturivano dall'istinto interpretativo di quello che vedevo. Ho infatti cercato di lasciare la riflessione aperta senza delineare alcuna risposta", spiega il regista rivendicando la fisicità dello stesso girato. "Il montaggio è stato il passaggio attraverso il quale, rinunciando ad alcune cose che mi piacevano molto, sono riuscito a evitare le parti più recitate per dedicarmi a quelle, anche se più imperfette stilisticamente, più reali".



Anche nel documentario di Paola Sangiovanni corpo e storie di vita sono i due assi portanti della narrazione. Quattro donne che si raccontano davanti alla telecamera, raccontano la storia del proprio corpo che da fisico si fa sociale. La donna, vincolata all'attribuzione di valore che ha prodotto la storia del genere femminile subordinato a quello maschile, trova voce nella ricostruzione intrecciata di Paola Sangiovanni. "Ho voluto aprire un varco per raccontare lo sguardo della donna sulla storia", esordisce la regista, "Credo che si arrivi alla storia attraverso i racconti personali" dichiara rivendicando la rilevanza di una narrazione effettuata tutta in soggettiva. Assieme ai racconti personali, le immagini di repertorio contribuiscono a completare l'intento rappresentativo proposto dalla regista.


A raccogliere il dibattito è stato Stefano Savona, vincitore della prima edizione del SalinaDocFest. Rielaborando le discussioni sviluppatesi fino a quel momento, il regista ha aperto un focus sul ruolo delle emozioni nella narrazione documentaria. "Le emozioni a volte sono come una forma di ricatto. Oggi assistiamo a una sorta di pornografia delle emozioni."