23 Set - Autori a confronto

di Silvia Jop - Foto di Alessandra Ziparo

Transizioni, migrazioni, costanza, paura, fuga e vita di strada, sono state le protagoniste dell'appuntamento con gli autori che si è svolto ieri all'Hotel Ravesi del comune di Malfa.

I registi in concorso Mariangela Barbanente con Il trasloco del bar di Vezio, Gianni Princigalli con Ho fatto il mio coraggio e il giovane regista danese Simon Lereng Wilmont con Over Joren, under Himlen, hanno incontrato il pubblico che aveva assistito alle proiezioni dei loro documentari nel corso della giornata precedente.


Mariangela Barbanente, posizionando la macchina da presa sulle soglie del trasloco dello storico bar di Vezio, è stata investita dalle storie di chi quel bar lo viveva da una vita. "Avevo deciso di farmi raccontare il bar da chi lo viveva quotidianamente. Alla fine mi sono accorta di aver raccontato la storia di un pezzo di Roma" afferma l'autrice. Mentre le foto venivano staccate dalle pareti, mentre le tazzine venivano messe negli scatoloni, la storia del bar Vezio, come in un rewind, restituisce un volto a persone e avvenimenti inaspettati. Assieme alla storia di chi si fermava al bar per bere un caffè tutti i giorni, traslocano le memorie di un pezzo della sinistra italiana. La sinistra di Berlinguer, della falce e martello, dei grandi comizi in piazza.


Gianni Princigalli racconta invece le migrazioni del sud Italia tra gli anni 50 e 60 del secolo scorso verso il Canada, nella città di Montreal, assumendo come punto di vista privilegiato del racconto le storie di alcune donne. Spinto da una storia quasi dimenticata, in un periodo storico in cui il nostro paese aggredisce chi approda sulle sue coste, Princigalli rivendica il bisogno di dare un volto ad una storia che sta scomparendo "E' l'ultima generazione di italiani all'estero, dopodichè la retorica su cui si fonda il discorso sulle migrazioni italiane perde i suoi soggetti di riferimento e finisce".


Over Jorden, under Himlen, ha portato l'egitto a Salina. Protagonista del documentario del giovane autore danese è Mahmud, un ragazzino egiziano che insegue con impegno e dedizione il sogno di diventare acrobata del Circo Nazionale del suo paese. "In un'epoca di conflitti" spiega Simon Lereng Wilmont "ho voluto dimostrare che ci sono anche delle storie d'amore. Storie di sogni che vengono rincorsi. E queste storie devono essere raccontate".


È stato poi il momento di Tentativi di fuga, scritto e diretto da Tommaso Contronei, inserito nella sezione Fuori concorso. La limpidezza del bianco e nero del documentario di Cotronei riporta in maniera graffiante il dolore di una condizione di vita rimossa dalla coscienza dell'Italia. Relegato ai margini della storia come un problema d'altri tempi, il conflitto di classe, grazie a Tentativi di fuga, rivendica la propria contemporaneità costringendo questo paese a guardarsi allo specchio.


Pippo Delbono ha concluso l'incontro aggiungendo alle parole dedicate alla sua opera Paura una sottile rifelssione sul rapporto che oggi intercorre tra narratore e realtà narrata. "Oggi l'essere umano non c'è più dietro alla telecamere. Non c'è più il punto di vista di chi osserva. È per questo che non riusciamo più a raccontare la nostra storia." Scegliendo di utilizzare la telecamera di un telefonino come occhio sulla realtà, Pippo Delbono riesce a raccontare la paura del paese, rivendicando la propria presenza, il proprio dolore. "E' una domanda il motore del mio fare: che cosa ti sta facendo male? Perché è quando senti dolore che cominci a scavare".


Il tema del dolore è stato poi ripreso dalla discussione sviluppatasi attorno all'ultima proiezione della giornata Below sea level di Gianfranco Rosi. A duecentocinquanta chilometri da Los Angeles, nell'area desertica del New Mexico, vive una comunità di senza tetto. "Queste storie" spiega il regista "sono la dimostrazione del prezzo che devono pagare le persone che scelgono di essere libere. I protagonisti di questo documentario sono come degli argonauti." Il dolore prodotto dalle contraddizioni della vita costrette nelle maglie di una società che si fonda sulla negazione progressiva di soggettività che portano i segni radicali della realtà, prende corpo nelle relazioni che si dipanano nel corso della pellicola. L'opera di Gianfranco Rosi approda sullo schermo del SalinaDocFest cancellando i confini che fino ad ora hanno separato il documentario dal cinema tout court. Con Below sea level il documentario entra a pieno titolo nel panorama del cinema di prima qualità.