24 Set - Roberto Rossellini: padre e cineasta

di Silvia Jop - Foto di Alessandra Ziparo

Nel giorno dedicato allo speciale per i sessant'anni da Stromboli, terra di Dio, Renzo Rossellini incontra il pubblica del SalinaDocFest.



"Il filo tra padri e figli che si era lacerato negli anni settanta sta tornando a saldarsi con la generazione di nuovi registi". Con queste parole, il direttore artistico del SalinaDocFest Giovanna Taviani, ha aperto la mattinata dedicata all'appuntamento speciale per i 60 anni del film Stromboli terra di Dio. A causa della pioggia che ha impedito al festival di approdare sull'isola di Stromboli, l'appuntamento dedicato a Rossellini e al suo cinema si è svolto alla sala congressi del comune di Malfa.


Renzo Rossellini, ospite d'onore del festival, ha regalato al pubblico di Salina racconti e riflessioni preziose. "Mio padre è stato per me al contempo padre e cineasta" ha raccontato Rossellini "Mi ha insegnato la vita anche attraverso il cinema".
Quello tra Giovanna Taviani e Renzo Rossellini è stato un confronto tra due figli d'arte che nel corso della loro vita hanno trasformato ingombranti eredità in nuove importanti realtà.


Ogni autore ha un suo punto nevralgico, la sua forza espressiva che si annida spesso in un'esperienza totalizzante. Per Roberto Rossellini quest'esperienza sono state le due guerre mondiali: "La guerra è stato uno dei temi principali dei film di mio padre" spiega il figlio del regista "Diceva che avendo vissuto due guerre mondiali non poteva che odiarla la guerra. E io spesso gli chiedevo come potesse fare dei film sulla guerra durante la guerra, sotto a un regime. Lui mi rispondeva che bisognava essere furbi, trovare un canale attraverso cui comunicare. E la pietà era la risposta a questa domanda. Pietà e perdono erano i temi centrali dei film di mio padre, diceva che erano il modo per arrivare alla gente, per raggiungere la pace. E i contenuti non erano mai sussurrati, erano sempre urlati".


E nell'urlare i contenuti, Roberto Rossellini delineava delle grandi utopie che il figlio Renzo, in conclusione dell'incontro ha descritto: "Io credo che le opere di mio padre si possano dividere in tre grandi utopie: quella della pace, quella della donna e quella di una tv che renda più colti gli uomini. Mio padre pensava che la tv fosse uno strumento che se usato nel modo corretto avrebbe potuto contribuire a rendere più colti gli uomini, a liberlarli dall'ignoranza. Purtroppo abbiamo visto che non è andata così."