21 Set - Non ci resta che fare
Videocracy a Salina fa discutere i suoi ospiti e il suo pubblico.
La seconda giornata del SalinaDocFest si è conclusa con la proiezione del nuovo documentario
di Erik Gandini. Dopo essere stato presentato per la prima volta all'ultima
edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Videocracy entra nella programmazione del
Festival di Salina per documentare e far discutere il suo pubblico. Assieme alla matassa di
immagini televisive che Gandini ha intrecciato per raccontare i vuoti disarmanti dell'Italia
di oggi, Videocracy trascina in modo irrimediabile i suoi spettatori in un acceso dibattito.
Il testo visuale-narrativo di Gandini, come una lente d'ingrandimento posata sull'estetica della cultura dominante che trova nella televisione il modo di imporre il proprio mondo, costringe chiunque lo guardi ad un inevitabile confronto: tra sé e sé, tra sé e chi gli sta attorno.
La platea del SalinaDocFest, dove ospiti d'onore e pubblico dell'isola si fondono annullando la distanza che spesso si frappone tra gli uni e gli altri, ha risposto alla proiezione con un'accesa discussione. Il primo intervento è stato quello di Antonio Delgado, direttore del Festival Internazionale del Documentario di Madrid, membro della giuria del SalinaDocFest per la sezione dei film in concorso: "Mi hanno chiesto di intervenire per portare la riflessione di un osservatore esterno. Posso dirvi che quello che ho visto dalla finestra che questo film apre sull'Italia di oggi, mi ha colplito allo stomaco". Ed è proprio sul ruolo di questo impatto che il pubblico si è poi diviso: si parla di un impatto reale? Oppure forse decidere di focalizzare l'occhio sull'impero dell'immagine finisce per nutrire quell'impero stesso e per produrre passività?
È stato Nicola Piovani, questa volta con un microfono tra le mani anziché con i tasti di un pianoforte
sotto le dita, a concludere il confronto: se si decide di assecondare l'assuefazione, si compie un atto di passività
che in questo caso può voler dire rischiare di non cambiare la realtà. Provare a fare per cambiare può forse
essere una risposta che fa la differenza.