SalinaDocFest per Come un Uomo Sulla Terra di Andrea Segre
e Dagmawi Ymer
(in occasione della uscita del documentario in dvd)

Conoscevo Andrea Segre per A sud di Lampedusa, un documentario che avevo molto amato, mentre a Salina, in un altro porto di mare della Sicilia, organizzavo la prima edizione del Salinadocfest. Nel luglio dello scorso anno mi arrivò il premontato del suo nuovo lavoro, una sorta di continuazione del primo viaggio su Lampedusa. Si intitolava Come un uomo sulla terra e metteva in scena uno dei tanti protagonisti scampati alle tragedie clandestine del mare: Dagmawi Ymer, giovane etiope laureando in giurisprudenza, che una mattina decide di lasciare Addis Abeba per mettersi in cammino verso l'Occidente. Conoscerà il viaggio di dolore di chi, come lui, è trattenuto dalla polizia libica nelle carceri della tortura di Koufra, e, "finalmente", riuscirà ad arrivare a Lampedusa. In Italia troverà il coraggio di raccontare la sua storia; di farsi, da narrato, narratore, per ricordare a noi occidentali di non voltare mai lo sguardo dall'altra parte.
Quando arrivò a Salina, nella sezione ufficiale del Concorso 2008, il pubblico, che aveva appena assistito alla proiezione, lo guardava commosso. Non riusciva a trovare le parole per accoglierlo nella propria isola; lui, Dag, che vi sbarcava per la seconda volta: la prima come profugo, la seconda come regista. La storia si era vendicata e la commozione per quella storia "a lieto fine" poteva esprimersi dalla platea solo attraverso il rispetto del silenzio. Dag si portava dietro il senso di colpa del sopravvissuto e i suoi occhi, come lo sguardo di Segre, oscillavano tra l'indignazione nei confronti di quello che aveva dovuto subire e la speranza di riscattare il dolore in un futuro migliore.
Come un uomo sulla terra vinse il primo premio del Salinadocfest (assegnato dal Presidente della giuria, Curzio Maltese, con una motivazione letta dal palco dell'isola che ancora oggi fa abbassare lo sguardo in chi la ricorda); il Premio Brasile assegnato dal direttore della Mostra internazionale del cinema di San Paolo, Leon Kakoff, che, contattato al telefono dalla sottoscritta, disse: - un film troppo importante per non essere ascoltato -; e il Premio del pubblico di Salina, che per giorni, per mesi, e speriamo ancora per anni, hanno continuato a raccontare la storia di Dag.
Per quel che mi riguarda, ho rincontrato Dag dopo circa un anno. Stava partendo per Lampedusa, per denunciare con una telecamera in mano il dramma che i suoi connazionali ancora oggi, e oggi più di ieri, continuano a vivere. Immigrati, strage in mare. Morti in 73, nessuno aiuto, titolava in questi giorni "Repubblica" un articolo dedicato all'ennesima strage in mare. Era un gommone proveniente dalla Libia, la testimonianza di cinque superstiti a Lampedusa.
Buona fortuna, Dag.
Giovanna Taviani